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La scureggia



una lettura storica
puzza ho letto, con sommo diletto, l'ode alla scureggia di Leopoldo Cambi e
desidero congratularmi con lui per lo spirito brillante e per lo sciolto
verseggiare.
Anch'io, nel mio piccolo, ho scritto un paio di versi sulla scureggia,
che ho intitolato "letture storiche" ed altre fregnacce consimili.

Aggiungo che mi sono per caso, fortunatamente imbattuto sul vostro web.
Finalmente un posto per farsi due risate: bravi!

 
cordiali saluti
Carlo Ianigro
 
p.s. dal 1955 vivo ininterrottamente in Germania ed ho ora 81 anni.
 
anche io desidero congratularmi con Carlo per il suo splendido spirito e la fluida e spassosa scrittura.
 

“Letture storiche”


LA SCUREGGIA (come fattore demosociale)

(Etimologia da fonte quasi certa: viene da “scurra” il buffone di corte)


busto Premessa:

(Chi è costui che i suoi poemi legge,
prima che morte gli abbia dato il volo
e appesta l’aria di grevi scuregge?)
Ignoto del XXI secolo.

Poiché "far del cul trombetta" mi ha sempre affascinato ecco alcunché di inerente, in parte mio, in parte di altrui.

N.B. Distinzione lessicografica:
il peto si emette,
la scureggia si spara,
la loffa si allenta.

Ordunque:

Come dicono le croniche,
le scuregge sono storiche,
epperó, dice la lingua,
d’uopo è ben che si distingua:
la scureggia nella storia,
non portó sempre alla gloria,
qualche volta, tuttavia,
divertiva. E cosí sia !
(E persino il Grande Uffizio
si occupó dell’orifizio !)
Talché ormai dei lunghi tempi
riportiamone gli esempi.

adamo ed eva Scureggiava padre Adamo
costringendo il deretano,
ma di Eva, la consorte,
le scuregge erano corte,
e nell’Eden, nel giardino
il riflesso era piccino,
ma, alla vista del serpente,
la scureggia fu potente.
Dopo poi la Gran Cacciata,
la scureggia fu accettata,
molto spesso come un simbolo,
quando d’aria usciva un nimbolo.
Le scuregge il buon Mosé
le faceva a tre a tre.
E, nella Terra Promessa,
emettea l’aria compressa,
appestandone gli Ebrei
e persino i Farisei.
che abitavano giulivi
sopra il Monte degli ulivi.
mentre il popolo, l’Eletto
scureggiava con rispetto.
Ma nella Cattivitá
le faceano in quantitá.
Procedendo un poco avanti,
le faceano tutti quanti.
Nella Roma, gran cittá
si facea con dignitá.
Scureggiare sull’alloro
era quindi un gran decoro.
Giulio Cesare, romano,
scureggiava piano piano,
e la puzza, con gran foga,
svaporava dalla toga.
Anche quelli del Senato,
ad il culo davan fiato.
E, nelle battaglie puniche,
scureggiavan nelle tuniche.
Le scuregge a Costantino
procuravano un inchino,
stabilendo quasi un piano
per l’Editto di Milano.
Ma anche quelli di Istambul
le faceano con il cul.

Ma, prendendo alla rinfusa,
ho la storia un po’ confusa.
Tuttavia di alcuni tempi
riportiamone gli esempi,
che non sono cronologici
na soltanto un po’ dialogici
(né ci vedo inconveniente,
tra l’Oriente l’Occidente).

Si dicea che padre Dante,
le annusasse tutte quante,
e annusava, assai felice
pure quelle di Beatrice.
Scureggiava Machiavelli,
sradicando gli alberelli.
Scureggiea Napoleone
a ogni colpo di cannone.
Scureggiava Giosué,
senza fine né perché.
Scureggiava Galeazzo
gran traendone sollazzo.
Scureggiava Raffaello
a ogni colpo di pennello.
Le scuregge di Torquato
somigliavano a un boato.
Scureggiava Paganini:
si scordavano i violini.
La scureggia di Mascagni
dava luogo a molti lagni,
se non era in armonia
con la sua "Cavalleria"
Quelle poi di Pirandello
non smuovevano un fuscello
ma accoravan con la puzza
il nasino di Santuzza.
Quelle poi del prode Achille
provocavano scintille.
Si dicea che il furbo Ulisse
scureggiasse ad ore fisse
e Calcante mogio mogio
rimetteva l'orologio.
Le scuregge di Boccaccio
facean sciogliere anche il ghiaccio.
Mussolini, detto il duce
scureggiava in modo truce.
Le scuregge di Manzoni
gli sgaravano i calzoni.
Scureggiava il grande Augusto
ricavandone un buon gusto.
Alessandro, il condottiero,
scureggiava e n'era fiero.
Agrippina, la gran troia
scureggiava con gran gioia,
ma, se c'era Messalina,
la sua gioia era piccina.
Lucumone, prete etrusco
scureggiava in modo brusco.
Scureggiava Colleoni
riscaldandosi i coglioni,
mentre il Duca Valentino
scureggiava pian pianino.
Scureggiava anche van Gogh
producendo molto smog.
Scureggiava Carlo Magno
crogiolandosi nel bagno,
ed al ripar della spingarda
scureggiava l’Ermengarda.
Si dicea che Tintoretto
scureggiasse con rispetto,
ma alla scuola di San Rocco
le faceva con lo schiocco.
La scureggia di Leonardo
sibilava come un dardo.
Sembra che Savonarola
scureggiasse nella scuola
e, mancandogli quel luogo,
scureggiava sopra il rogo,
con la gran soddisfazione
della Santa Inquisizione.
Scureggiava il Re Cafone
appoggiandosi al bastone,
mentre tutti i cortigiani
gli battevano le mani.
La regina Margherita
scureggiava tra le dita
e con grande dignitá
(era, in fondo, Sua Maestá!).
Un dottor di Salamanca,
scureggiava a dritta e manca
e, correndo un gran periglio,
alla faccia del Caudillo.
Un dottore di Bologna
scureggiava con vergogna
e diceva agli altri dotti:
colpa gli è degli agnolotti!
C’era poi quel Cardinale:
scureggiava da maiale;
e la puzza (egli era un Este !)
ricordava un po’ la peste.
adamo ed eva Peró il Vescovo, in violetto.
scureggiava solo a letto.
Scureggiava Bernadotte
solamente a mezzanotte.
Scureggiava la Giulietta
In maniera assai perfetta.
Le scuregge di Romeo
davan fiato all’Ateneo
e, per dirla piú alla buona
appestavano Verona.
Scureggiava lo Ianigro
in un modo molto pigro.
Quelle poi di Sandro Borgia
accendevano una forgia.
Ma Perini, il buon Oreste
scureggiava in modo agreste.
E Giovanni de’ Simone
scureggiava da leone.
La scureggia di Bramante
abbatteva un elefante.
Quelle poi di Donatello
Producevano un macello.

La regina Elisabetta
scureggiava sempre in fretta.
Ma se il Duca d’Edimburgo
scureggiava, era uno sturbo.
Salomone, l’uomo saggio
scureggiava solo a Maggio,
rallegrando la natura
con la sua scureggiatura
e, negli altri mesi all’anno
scureggiava in un capanno,
sostenendo, a suo giudizio,
la scureggia fosse sfizio,
uno sfizio della plebe,
di Alessandria oppur di Tebe,
che sparava una scureggia,
inchinandosi alla reggia.
canticchiando una canzone
in onore al Faraone,
che petava assai sinistro,
oscillando con il sistro,,
Le scuregge di Colombo
risuonavan con rimbombo
che non era affatto lieve
ma gonfiavano le vele
dando una robusta spinta
alla caravella Pinta.
e una spinta assai benigna
per la caravella Niña
e destavan l’allegria
pur nella Santa Maria.
E, facendone una scarica,
li portavano in America.
Scureggiava l’Archimede,
saltellando sopra un piede,
ma. poich’egli era taccagno,
scureggiava anche nel bagno,
e la puzza, su per giú.
venia su con un blublu.
(Ma, anche essendo un venificio,
gli scoperse il gran principio.)
Si dicea che Averroé,
scureggiasse come un re
e dicea: «Io me ne beo,
ché il commento giá lo feo.»
Scureggiava il grande Agrippa,
con gli schiaffi sulla trippa.

Sembra poi che sire Alberto,
scureggiasse allo scoperto.
ma la puzza, che serpeggia,
s’insinuava nella reggia.
Si racconta che di Annibale
la scureggia era terribile,
e incitava tutti quanti,
i suoi dodici elefanti,
quando poi questi barrivano,
le scuregge non finivano.
Si racconta che Clemente
scureggiasse dolcemente,
ma la puzza, tuttavia,
era come un’asfissia.
Sembra poi che Plinio il vecchio,
scureggiasse ben parecchio,
producendo un grande effluvio,
pari a quello del Vesuvio.
(Pare poi che suo nipote
scureggiasse a piú non puote.)
Quelle dell’Innominato
producevano un boato,
spaventando per benino
anche Renzo Travaglino,
che giurava alla Lucia:
«Devi creder, non é mia!».
Pare che Torquato Tasso,
scureggiando contro un masso,
ben lo riducesse in polvere,
ma mai prima dell’asciolvere.
Poi scriveva che l’Orlando,
scureggiasse in modo blando,
ma la puzza, dicea Armida,
era greve, era perfída.
Il re di Gerusalemme
scureggiava lemme lemme,
in confronto dei Crociati,
che emettevano boati.
Si dicea che Massinissa
scureggiasse ad ora fissa,
lo sapevan tutti quanti.
anche i loschi sicofanti.
Mentre invece Mitridate
scureggiava sulle date,
e di ogni sua vittoria
la scureggia era una gloria,
e, poiché non era tonto,
ricordando l’Ellesponto,
di scuregge era ben pieno.
Poi gli dettero il veleno,
e alla fine, alla sua morte,
le scuregge erano corte,
ed uscivano pian piano
dal suo magro deretano.
e i romani senatori
ne sentivano gli odori.
Il politico Catone,
le faceva molto buone,
scureggiando come un toro,
nel Senato ed entro il foro
(come dicono le pagine,
per distruggere Cartagine).
Scureggiava il buon Plutarco,
incurvato come un arco.
Le scuregge di Epicuro
rimbombavano allo scuro,
dato che il grand’edonista
le scacciava dalla vista.
Quelle che faceano i Cinici
avean odori assai mefitici.
Peró Socrate, ateniese,
scurreggea senza pretese,
ma, vedete la perfidia,
suscitandone l’invidia
di coloro che purtroppo
scureggiavan con lo schiocco
che gli dettero in bevuta
un bicchiere di cicuta.
Aristotele, il maestro,
scureggiava molto presto,
per lasciarne l’occasione
al discepolo Platone.
E, i filsofi seguenti
le facean ai quattro venti
Altri uomini integgerrimi
scureggiavan senza termini.
Se De Gasperi, il politico,
scureggiva, era mefitico.
Scureggiava Berlusconi
trapanandosi i calzoni.
Le scuregge del buon Prodi
riscuotevan molte lodi,
ché lui le faceva pur
a vantagguio dell’EUR.
Quando Benedetto Croce
al suo cul dava la voce,
nelle stanza perimetrica
gli giovavano all’estetica.
Scureggiava anche D’Alema,
senza sforzo e senza pena.
Schröder Gerd, il Cancelliere,
scureggiava con piacere,
e neanche nolto male,
nello Stato Federale.
E la nuova, l’Angelina
scureggiava la mattina,
cosicché per tutto il giorno
se le allontana di torno.
Lo Chirac, dalla sua pancia
scureggiva sulla Francia
George Bush, il presidente,
le facea continuamente
e con un’enorme crak
riferendosi all’Irak,
ripetendo:«Ma suvvia
è per la democrazia!»
ma anche gli altri, nel Congresso,
scureggiavan molto spesso,
ne facevano una scarica
per la nuova, cara America.
Si dicea ch’ogni pontefice,
di scuregge fosse arteficie,
sprattutto dal balcone
per la Gran Benedizione,
che guariva tutti i morbi,
tutti quanti: in Urbi et orbi.

E se ne potrebbe dire,
di scuregge, a non finire.
Ché ogni legno ha le sue schegge,
ogni cul le sue scuregge.
Tutta poi l’umanitá
scureggiava in quantitá:
puzza Scureggiavan tutti quanti.
tutti: i reprobi ed i santi,
peccatori, anacoreti,
le sgualdrine ed anche i preti,
o famosi o sconosciuti
amatori e gran cornuti,
importanti, gran politici,
culi rotti, culi stitici,
verginelle immacolate,
donne nubili o sposate,
donne in stretta vedovanza;
l’aria usciva dalla panza,
scureggiavan tutte quante
e, com’è che dice Dante,
in maniera assai perfetta,
fan del culo una trombetta.

La morale della favola:
che non si scureggi a tavola,
che nel duomo o nella reggia
non si spari una scureggia;
caso mai, fosse o non fosse,
la si copra con la tosse!

puzza Mo’ peró tengo il sospetto
Ch’è giá troppo quel che ho detto.
State calmi, piú non parlo
E rimango il vostro

Carlo


(P.S.: Naturalmente la raccolta è incompleta, ma, come si dice, chi piú ne ha piú ne emetta. !
E tanti cordiali saluti a Leopoldo Cambi, per cosí dire mio insigne coinquilino letterale!)

puzza

 

Carlo Ianigro (come al solito!)





 





 




 

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