.: Giorgio Faletti - Io uccido :.
Io uccido - Giorgio Faletti
 | Giorgio Faletti è veramente un fenomeno, un vero genio, ci ha fatto ridere con il matto di Passerano Marmorito poi con Vito Catozzo, ci ha sorpreso partecipando al festival di Sanremo con "signor tenente" e adesso ci stende definitivamente avendo scritto un grande libro. Anche dal punto di vista dell'oggetto, ben 682 pagine da leggere di un fiato lasciandosi travolgere dalla suspance e dagli innumerevoli colpi di scena. Grande all'altezza dei più riveriti signori del thriller mondiale. Un Dee-Jay di successo che lavora a Radio Monte Carlo, e che durante la sua trasmissione riceve una strana telefonata che termina con la frase "Io uccido...". |
| Sul momento niente di strano, il mondo è pieno di pazzi, ma il giorno dopo un noto pilota di Formula Uno e la sua ragazza vengono trovati uccisi, e sul luogo del delitto, il loro battello nel porto di MonteCarlo, viene trovata la firma vergata col sangue delle vittime, la scritta "Io uccido...". Per il ricco e tranquillo Principato è l'inizio di un incubo, un serial killer inarrestabile, scaltro e furbo mette a dura prova l'abilità della polizia locale e di un agente americano della FBI che collabora alle indagini. Ogni delitto viene preannunciato da una telefonata all'emittente radiofonica, durante la quale il killer fornisce un indizio agli investigatori, ogni volta più complesso, ma nonostante l'impegno profuso dagli investigatori, l'assassino è sempre un passo avanti e con un pensiero fisso "Io uccido..." che è la sua missione.
| Non è vero che il destino è ineluttabile. Non è vero che si può essere solo spettatori dell’avvicendarsi del tempo e degli avvenimenti. Lui può cambiare, lui deve cambiare quell’ingiustizia eterna, lui può mettere riparo alle cose sbagliate che il fato distribuisce a piene mani in quel groviglio di serpi che è la vita degli uomini. A caso, senza guardare, senza curarsi se quello che succede spezza un’esistenza o la costringe per sempre nell’oscurità. L’oscurità significa buio. Buio significa notte. E la notte significa che la caccia deve continuare. L’uomo sorride. Poveri stupidi cani. Latrati e denti scoperti per nascondere la loro paura. Occhi nictalopi tesi a frugare l’oscurità, il buio, la notte, per scoprire da dove arriverà la preda che si è trasformata in cacciatore. Lui è uno e nessuno. Lui è il re. Il re non ha domande, solo risposte. Il re non ha curiosità, solo certezze. La curiosità la lascia agli altri, a tutti quelli che se lo chiedono, a tutti quelli che in qualche modo ce l’hanno negli occhi, nei gesti a scatti, nell’affanno, nell’ansia di vita che a volte è così densa che si può respirare. La vita ha un odore così complesso, eppure è così facile da riconoscere. L’odore della vita è sui tram d’estate, pieni di gente con troppe ascelle e troppe mani. E nell’odore di cibo e di piscio di gatto, che in certi vicoli prende alla gola. E’ nell’odore acuto della ruggine e del salmastro che divorano il metallo, nell’odore di disinfettante e nel sentore ruvido della polvere da sparo. Anche e soprattutto lì, nel presagio della dissolvenza, ci sono le due eterne domande, «quando?» e «dove?». Quando sarà quell’ultimo soffio di fiato, trattenuto con un ringhio animale, coi denti stretti inchiodati a non lasciarlo uscire, perché non ce ne sarà un altro dopo, mai più. Quando, a che ora del giorno o della notte, fissato su un orologio ormai scarico, ci sarà quell’ultimo secondo e non un altro, lasciando il resto del tempo al mondo che prosegue per altri giri e altre corse. Dove, in quale letto, sedile di macchina, ascensore, spiaggia, poltrona, in quale stanza d’albergo il cuore darà quel dolore appuntito, l’attesa interminabile curiosa e inutile di un altro battito, dopo quell’intervallo che diventa sempre più lungo, ancora più lungo, infinito. A volte tutto è così rapido che quell’ultimo guizzo è la calma finalmente, ma non la risposta, perché in quel lampo accecante non c’è tempo di capirla, a volte nemmeno di sentirla. L’uomo sa quello che deve fare. L’ha già fatto e lo farà ancora, finché sarà necessario.
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