Gli occhi di Carter, brillanti di un azzurro quasi stupefacente si posarono su Johnny, "Salve", gli aveva detto. "Buongiorno, Mr Carter. Io non lavoro qui. Passavo in macchina e l'ho vista".
"Sono ben lieto che si sia fermato. Concorro alla presidenza" "Lo so." Carter aveva teso la mano Johnny gliel'aveva stretta. Carter stava per cominciare "Spero che.." e s'era interrotto. La scossa era arrivata improvvisa, potente, come aver ficcato un dito in una presa di corrente, Gli occhi di Carter s'erano fatti duri. Lui e Johnny s'erano fissati per un momento che era sembrato lunghissimo. All'uomo dei servizi di sicurezza la cosa non era piaciuta.Accostatosi a Carter s'era messo di colpo a slacciarsi la giacca. Alle loro spalle un milione di chilometri lontana, la sirena del calzaturificio ululò la sua nota uniforme nell'aria frizzante del mattino. Johnny aveva lasciato la mano di Carter, ma i due avevano continuato a fissarsi. "Che diavolo era?" aveva chiesto piano Carter. "senza'altro lei deve andare in qualche posto" era intervenuto l'uomo dei servizi di sicurezza, mettendo una mano sulla spalla di Johnny, una mano enorme. "e' tutto a posto" aveva detto Carter. "Sarà presidente!" erano state le parole di Johnny. La mano dell'agente era rimasta sulla spalla di Johnny, anche se con minor forza e anch'egli stava ricevendo qualcosa. All'uomo della sicurezza non piacevano i suoi occhi /occhi da assassino, occhi di uno psicopatico) freddi e strani, e se quel tipo si fosse cacciato una mano in tasca, se soltanto avesse fatto quel gesto lo avrebbe steso. "Si" aveva confermato Carter. "Per un margine assai ristretto... più ristretto di quanto lei pensi, ma vincerà. Lui si sconfiggerà da solo. La polonia lo sconfiggerà la Polonia". Carter si era limitato a guardarlo, sorridendo. "Lei ha una figlia.Andrà a scuola a Washington. Andrà a..." Ma era in zona morta. "credo che la scuola abbia il nome di uno schiavo liberato". "amico, adesso deve andarsene" aveva intimato l'agente, Carter l'aveva guardato e l'agente aveva desistito. "E'stato un piacere averla conosciuta", aveva aggiunto Carter, "un po' sconcertante, ma piacevole" Il potere della mente umana ha dei limiti sconosciuti, Steven King indaga in questa zona morta del nostro cervello, e la sfrutta per offrirci una trama sorprendente e affascinante. La vita di una persona comune che improvvisamente diventa un essere straordinario. Johnny vorrebbe essere un uomo normale, vivere con la donna che ama. Invece è costretto per il bene di altri che mai gli crederebbero, a mettersi in caccia, per cercare di fermare con qualunque mezzo il più grande pericolo che la democrazia americana abbia mai dovuto affrontare.
Un predicatore televisivo, criminale personificazione del male dietro un'apparenza da santone, che vuole candidarsi presidente, forse King con questo particolare ha un po' ecceduto, una cosa del genere non è credibile, non potrebbe accadere in nessun paese democratico del mondo, ma purtroppo questa è un'altra storia.
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