.: Andrea Camilleri - Il giro di boa :.
Il giro di boa - Andrea Camilleri
 | Un'altra avventura di Salvo Montalbano, scritta nel solito linguaggio misto di siciliano e italiano, scorrevole e piacevole, anche per chi come me non conosce il dialetto. Questa volta, il commissario è angustiato dal dubbio di non essere più dalla parte dei buoni, un dubbio instillatogli dal comportamento delle forze dell'ordine durante le manifestazioni contro il G8 di Genova.
Inoltre, anche l'atteggiamento sempre più intollerante delle leggi, che come poliziotto deve applicare, verso gli immigrati che per lui sono solo dei "povirazzi" che sperano in una vita migliore |
| Il nostro eroe, si è ormai convinto a dare le dimissioni, e mentre si dedica alla consueta nuotata mattutina, si imbatte in un cadavere trascinato dalla corrente, un caso che viene classificato come "un altro immigrato clandestino annegato", ma alcuni particolari fanno scattare il sesto sesto del poliziotto. Come se non bastasse Montalbano assiste allo sbarco di una altra carretta del mare carica di clandestini, ed in quella occasione blocca un bambino che invece che cercare la propria madre cerca di sfuggirle, il commissario riconsegna il ragazzino alla madre, e qualche giorno dopo viene ritrovato morto investito da un auto su una strada di campagna.. I due morti lo distolgono dall' intenzione di dimettersi, e la sua indagine personale, porterà il commissario a rendersi conto che i due eventi risultano incredibilmente correlati tra loro, e che nascondono una verità atroce di violenza e sopraffazione, legata al traffico di clandestini | | Sul muro del commissariato hanno scritto insulti contro la polizia e Salvo ne discute con Mimì Augello | "Scusami Salvo, che è la prima volta che chiamano bastardi, figli di buttana e assassini?" "Solo che stavolta, almeno in parte, hanno ragione" "Ah, tu accussì la pensi?" Sissignore. Spiegami perchè abbiamo agito in questo modo a Genova dopo anni e anni che non capitava niente di simile" Mimì lo taliò con le palpebre quasi completamente calate e non raprì vucca. "Eh, no!" disse il commissario. "Rispondimi a parole, non con questa tua taliata di sbirro" "E va bene però voglio fare una premessa. Non ho nessuna 'ntinzioni di sciarriarmi cu tia. D'accordo?" "D'accordo" "Ho capito quello che ti rode. Il Fatto che tutto questo sia capitato con un governo che suscita la tua diffidenza, la tua contrarietà. Pensi che i governanti di oggi in questa faccenna ci abbiano bagnato il pane." "Scusa. Mimì. Hai letto i giornali? Hai sentito la televisione? Hanno detto, più o meno chiaramente, che nelle sale operativegenovesi in quei giorni c'era gente che non ci doveva stare. Ministri, deputati e tutti dello stesso partito. Quel partito che si è sempre appellato all'ordine e alla legalità. Ma bada bene, Mimì: il loro ordine, la loro legalità". "E questo che significa?" "Significa che una parte della polizia, la più fragile macari se si crede la più forte, si è sentita protetta, garantita. E si è scatenata. Questo nella migliore delle ipotesi" "Ce n'è una peggiore?" "Certo. Che noi siamo stati manovrati, come pupi, nell'opira dei pupi, da persone che volevano fare una specie di test" "Su cosa?" "Su come avrebbe reagito la gente ad un'azione di forza, quanti consensi, quanti dissensi. Fortunatamente non gli è andata tanto bene" "Mah!" fece Augello dubitoso. Montalbano decise di cangiare discorso. "Come sta Beba?" "Non tanto bene. Ha una gravidanza difficile. Deve stare più corcata che susuta, ma il dottore dice che non c'è da preoccuparsi."
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