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.: Tom Robbins - Uno zoo lungo la strada :.


Uno zoo lungo la strada - Tom Robbins


 
tom robbinsIl primo libro di Tom Robbins, il mio scrittore preferito per la sua scrittura fluida, ironica, e per i suoi personaggi irriverenti e dolci, anticonvenzionali e unici, la cui lettura mi ha regalato un' altra serie di sorprese e rivelazioni.
Si tratta della storia di Amanda una ragazza appassionata di farfalle, con una filosofia di vita particolare una via di mezzo tra il beat e il buddismo.
La ragazza vive da zingara, con Thor il suo figlioletto, che lei dice di non sapere se è figlio dell'uomo con cui si era accoppiata o del temporale che si verificava in quello stesso momento, e nessuno si azzarda a prenderla per matta se può osservare gli occhi del bambino eccezionalmente simili a saette.
La straordinaria capacità di avere percezione del futuro, di interpretare i tarocchi le consente di unirsi ad un circo dove predice il futuro per la modica cifra di 4 dollari e 98.
Viaggiando con il circo incontra John Paul Ziller, una specie di mago, sciamano, divenuto famoso come batterista percussionista, che va in giro vestito come Tarzan sempre accompagnato da un nobile babbuino di nome Mon Cul.

Il colpo di fulmine è inevitabile e dopo essersi sposati si stabiliscono in una specie di "autogrill" sull'autostrada, nel quale installano uno zoo, composto da un paio di serpenti, una mosca tse-tse e un circo di pulci.
E il particolare luogo di ristoro denominato "Capt. Kendrik Memorial Hot Dog Wildlife Preserve", diventa il fulcro della vicenda, dove sotto un'enorme insegna a forma di salsicciotto (anche se Amanda è vegetariana convinta) ai nostri protagonisti si aggiungono, l'ex campione di football Plucky Purcell che si è infiltrato in una specie di setta di Frati nazistoidi e Marx Marvelous, sedicente scenziato e scrittore che ha fatto di tutto per incontrare la strana coppia dello zoo lungo la strada.
Insieme avranno la possibilità e la responsabilità di decidere se rendere noto il ritrovamento della salma di Gesù Cristo, una specie di nuovo Avvento, che però dimostrerebbe che Gesù non è mai risorto, aprendo chissà quali prospettive all'Umanità.
C’erano scarabei dappertutto, e anche coleotteri siamesi dalle corazze iridescenti lunghe cinque centimetri. E, naturalmente, farfalle: farfalle e falene di tali e tanti generi che ci vorrebbe un corrispondente ben più paziente di me per tentare di elencarli tutti, figuriamoci poi per descrivere i dolci colori di cui le loro ali erano incipriate. Permettetemi di sottolineare che Amanda non aveva mai ucciso una farfalla, e neppure incoraggiava gli altri a farlo. Ma non era così pura da rifiutare le collezioni tropicali che il padre le portava dai suoi viaggi per acquistare orchidee, o gli esemplari che le spedivano Al da Suez e i numerosi ammiratori dell’Istituto Nazionale Creature Volanti, Dipartimento Lepidotteri.
Nel bel mezzo di quell’assembramento di flora e di fauna (non starò neppure a nominare i cofanetti e le scatole intarsiate colmi di sassolini, semi, denti e pollini), Amanda si era trattenuta quotidianamente: meditando, cantilenando, accarezzando, osservando riti e nel complesso rintracciando i primitivi valori che un tempo avevano permesso all’uomo di considerare il mondo e la sua esperienza in esso come un tutt’uno sacro. Lì, i suoi occhi verdi fissavano nel cuore stesso della natura. E vedeva il suo Io fissarla a sua volta.
Ieri sera era accoccolata sul tappeto, completamente nuda, la sua femminilità spalancata. Evidentemente, si era appena fatta una delle sue docce al succo di uva spina, i peli pubici che, viscidi e umidi, si levavano in un picco orlato di schiuma simile a un’onda d’oceano stilizzata di una stampa giapponese incisa su legno. Pensai a Hokusai e a Hiroshige.
Le sue labbra, rosee e madreperlacee come l’interno di una conchiglia, mi chiamarono perché mi avvicinassi. Lo feci senza esitare, ma mi arrestai di colpo appena fui abbastanza vicino per vedere quello che lei stava facendo. Due minuscoli puntolini neri stavano muovendosi sul suo corpo, proprio al di sotto del seno destro. Erano Rock e Natalie, le sue pulci preferite! A mia insaputa, aveva tenuto con sé quella coppia, per risparmiarle i rigori dell’esilio. I visitatori dello zoo lungo l’autostrada ricorderanno Rock come la pulce con i baffi da pascià che rifiutava di imparare i balli di routine del circo, preferendo farne la satira o improvvisare sulle esecuzioni dei suoi colleghi. Natalie, be’, lei aveva il bernoccolo della pattinatrice ed era un po’ una vamp. Curioso, ma in tutti i miei mesi allo zoo, non avevo mai visto le pulci pranzare né mi ero informato sulle loro pratiche gastronomiche. Mi ero fatto l’idea che venissero alimentate con qualche formula particolare e che forse, nei giorni di festa, fosse permesso loro di banchettare dalle vene di Moncul. Ieri sera, però, ho scoperto che soltanto le pulci che s’ingozzano di sangue umano sono vispe e vegete quanto occorre per lavorare in un circo. A cena, gli ZiIler avevano avuto regolarmente il piacere della compagnia delle pulci.
(Non si grattavano mai. Ma, si sa, i rapporti tra datori di lavoro e dipendenti essendo quello che sono, non osavano farlo.)
« Marx », disse Amanda, « sono caduta in una semi-trance, poco fa, e ho ricevuto una comunicazione telepatica da Jimmy Quasi Normale. Proietta Il trionfo di Tarzan ogni sera per i funzionari cinesi e sta accarezzando il progetto di aprire una catena di cinematografi a Lhasa. Vuole che gli mandi una copia di Yellow Submarine con i Beatles. Dice che riporterà le cose alla normalità, nel Tibet. Tu cosa ne pensi?
Che cosa potevo mai pensarne?
Aspettai fino a che le pulci furono sazie. Poi, venne il mio turno.

 

 



 


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Ultimo aggiornamento venerdì 29 marzo 2013 alle 11:25