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.: Primo Levi - Il sistema periodico :.


Il sistema periodico - Primo Levi



il sistema periodico
Rosa ci ha regalato il commento su un libro che le è piaciuto moltissimo, commento da cui deborda l'entusiasmo contagioso per la chimica e la scrittura, e che mi spinge a intraprendere la lettura di questo libro di Primo Levi.

Ibergekumene tsores iz gut tsu dertseyln
(È bello raccontare i guai passati).

Finalmente ho letto Il sistema periodico di Levi.
Mi ha nutrito, mi ha commosso, in certi punti mi ha fatto venire la pelle d’oca.
Tratta di chimica come se fosse filosofia, mostrando l’equivalenza tra la natura e la chimica, tra la vita e la sostanza inanimata.
Alchimia.
È una raccolta di ventuno racconti ciascuno intitolato con il nome di un elemento chimico, che in qualche modo ha caratterizzato la vita dello scrittore adolescente, uomo, lavoratore, ebreo.


Nel terzo racconto, intitolato Zinco Primo Levi studente in chimica all’università di Torino raccontando le esperienze di laboratorio scrive:
‘Sulle dispense stava scritto un dettaglio che alla prima lettura mi era sfuggito, e cioè che il così tenero e delicato zinco, così arrendevole davanti agli acidi, che ne fanno un solo boccone, si comporta invece in modo assai diverso quando è molto puro: allora resiste ostinatamente all’attacco.
Se ne potevano trarre due conseguenze filosofiche tra loro contrastanti: l’elogio della purezza, che protegge dal male come un usbergo; l’elogio dell’impurezza, che dà adito ai mutamenti, cioè alla vita.
[…]Perché la ruota giri, perché la vita viva, ci vogliono le impurezze, e le impurezze delle impurezze.’

Riflessioni filosofiche che accompagnano il lettore e lo sorprendono, avvicinandolo alla chimica.
La vita appare come un gigantesco alambicco in cui le vite si intrecciano, reagiscono e si tengono in equilibrio.

Levi dichiara di aver ritrovato tra carte dimenticate da decenni due racconti scritti durante la prigionia, racconti con una sorte travagliata quanto la sua, che non vuole abbandonare e che inserisce nella raccolta.
Ci rende così confidenti e complici del sogno di evasione di un prigioniero.

Il libro termina con un’intervista di Philip Roth a Primo Levi pubblicata nel 1986 su ‘La Stampa’.
Nell’ultima domanda Roth gli fa notare che lui forse è stato uno dei pochi scrittori a non essere giornalista o medico o insegnante, ma direttore di una fabbrica di vernici.
La risposta stabilisce ancora un legame con il discorso delle impurezze: il tempo a dirigere una fabbrica di vernici non è stato uno spreco, ma un metodo per acquistare altre esperienze preziose, che si sono addizionate e combinate con quelle di Auschwitz.

Sì, questo è un uomo!


Da buon chimico organico quale sono, non posso che riportare un pezzetto di Carbonio, l’elemento che completa la raccolta.
Narra la storia di un ‘certo’ atomo di carbonio, legato a tre atomi di ossigeno e uno di calcio, nelle rocce calcaree, immobile ed immutevole, finchè la roccia affiorando in superficie incontra lo scrittore ed il piccone:


 

Il sistema periodico - pag. 231


[…] In un qualsiasi momento, io narratore decido per puro arbitrio che nell’anno 1840, un colpo di piccone lo staccò e gli diede l’avvio verso il forno e la calce, precipitandolo nel mondo delle cose che mutano.
Venne arrostito affinché si separasse dal calcio, il quale rimase per così dire coi piedi in terra e andò incontro ad un destino meno brillante che non narreremo; lui, tuttora fermamente abbarbicato a due dei tre suoi compagni ossigeni di prima, uscì per il camino e prese la via dell’aria.
La sua storia, da immobile, si fece tumultuosa.
Fu colto dal vento, abbattuto al suolo, sollevato a dieci chilometri.
Fu respirato da un falco, discese nei suoi polmoni precipitosi, ma non penetrò nel suo sangue ricco, e fu espulso.
Si sciolse per tre volte nell’acqua del mare, una volta nell’acqua di un torrente in cascata, e ancora fu espulso.
Viaggiò nel vento per otto anni: ora alto, ora basso, sul mare, e fra le nubi, sopra le foreste, deserti e smisurate distese di ghiaccio; poi incappò nella cattura e nell’avventura organica.
[…] L’atomo di cui parliamo, accompagnato dai suoi due satelliti che lo mantenevano allo stato di gas, fu dunque condotto dal vento, nell’anno 1848, lungo un filare di viti.
Ebbe la fortuna di rasentare una foglia, di penetrarvi, e di esservi inchiodato da un raggio di sole.
[…] Entra nella foglia con altri innumerevoli molecole di azoto e ossigeno .
Aderisce ad una grossa e complicata molecola che lo attiva, e simultaneamente riceve il decisivo messaggio dal cielo, sotto la forma folgorante di un pacchetto di luce solare: in un istante, come un insetto preda del ragno, viene separato dal suo ossigeno, combinato con l’idrogeno e (si crede) fosforo, e infine inserito in una catena, lunga o breve non importa, ma è una catena della vita.
Tutto questo avviene rapidamente, in silenzio, alla temperatura e pressione dell’atmosfera, e gratis: cari colleghi quando impareremo a fare altrettanto saremo “sicut Deus”, ed avremo anche risolto il problema della fame nel mondo.
[…] Ora il nostro atomo è inserito: fa parte di una struttura, nel senso degli architetti; si è imparentato e legato con cinque compagni talmente identici a lui che solo la finzione del racconto mi permette di distinguerli.
È una bella struttura ad anello, un esagono quasi regolare, che però va soggetto a complicati scambi ed equilibri con l’acqua in cui sta sciolto; perché ormai è sciolto in acqua, anzi, nella linfa della vite, e questo, di stare sciolto, è un obbligo e privilegio di tutte le sostanze che sono destinate a trasformarsi.
[…]
Viaggiò dunque, col lento passo dei succhi vegetali, dalla foglia per il picciolo e per il tralcio fino al tronco, e di qui discese fino al grappolo quasi maturo.
Quello che seguì e di pertinenza dei vinai: a noi interessa solo precisare che sfuggì alla fermentazione alcolica, e giunse al vino senza mutare natura.
È destino del vino essere bevuto, ed è destino del glucosio essere ossidato.
Ma non fu ossidato subito: il suo bevitore se lo tenne nel fegato per più di una settimana, bene aggomitolato e tranquillo, come alimento di riserva per uno sforzo improvviso; sforzo che fu costretto a fare la domenica seguente, inseguendo un cavallo che si era adombrato.
[…]



 
Primo Levi
 

 



 


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Ultimo aggiornamento venerdì 29 marzo 2013 alle 11:25